Il piede del bambino, ecco come prevenire e curare le problematiche che preoccupano di più i genitori. Intervista alla Dott.ssa Annamaria Dapò dello Studio pediatrico Paradiso

Il piede del bambino, come prevenire i problemi che preoccupano di più i genitori

Il piede del bambino è uno dei fattori che, senza una adeguata prevenzione, può riservare i maggiori rischi per il suo futuro. 

Spesso i genitori trascurano dettagli importanti come la prevenzione e la scelta di calzature adeguate al piede del bambino.

L’Editoriale dei podologi, pubblicato dall’Unione dei podologi della Svizzera italiana, ha voluto affrontare questo aspetto cruciale nella prevenzione delle problematiche che possono affliggere i piedi dei pazienti più piccoli, i nostri bambini.

Ha quindi pubblicato un’intervista alla Dott.ssa Annamaria Dapò, dello Studio Paradiso con la quale dare i migliori consigli per la cura del piede del bambino.

Nella quinta edizione di settembre/ottobre 2021, la Rivista ha pubblicato l’approfondimento, a cura di: Gaia Marroffino.

Ecco alcuni consigli legati alla prevenzione, ancor prima che alle soluzioni, dei problemi che più preoccupano i genitori.

Pediatria e podologia: intervista alla dottoressa Annamaria Dapò

Non tutti noi associati abbiamo vasta esperienza con piccoli e giovani pazienti, il reportage di questa edizione vede come tematica, un confronto amichevole con la dottoressa Annamaria Dapò, specialista in pediatria, attiva nel proprio studio di Paradiso in via Guisan 10 che ci racconta di alcune esperienze uniche precedenti ai suoi studi di specialità.

Cosa l’ha spinta a specializzarsi in pediatria?

A.D.: L’interesse alla pediatria è sorto durante la frequenza universitaria a Milano, dove, purtroppo, l’accesso ad alcune specialità prevede una lunga attesa, per cui ho deciso di entrare nel mondo del lavoro subito dopo la formazione in Medicina e Chirurgia, per perseguire il mio sogno di lavorare nei PVS (Paesi in Via di Sviluppo) con MSF (Medici Senza Frontiere).

Ho lavorato per 2 anni per pagarmi il diploma post universitario di Medicina Tropicale in Belgio. Dopodiché sono partita con MSF Svizzera per l’Angola nel 2004, per circa 8 mesi.

Il mio interesse per la pediatria è riaffiorato proprio durante questa esperienza in quanto la maggior parte dei pazienti erano bambini ed una volta passati i 5 anni di vita, la morbilità e la mortalità si riduce in modo drastico.

Questo mi ha fatto riflettere maggiormente sull’importanza di un intervento precoce preventivo e curativo in età pediatrica ed è insorto il forte desiderio di aumentare le mie conoscenze specifiche per poter fare la differenza.

In seguito ho iniziato e completato la mia formazione in pediatria qui in Svizzera e, successivamente, a lavorare come pediatra di base (dal 2015).

Annamaria Dapò pediatra studio Paradiso: esperienza in Africa

In relazione alla sua esperienza con MEDICI SENZA FRONTIERE, cosa si sente di aver portato a casa che vuole trasmetterci qui nell’intervista di oggi?

Ho lavorato in 4 diverse realtà. La prima esperienza, a Mavinga, in Angola con MSF, la definirei arricchente ma particolarmente dura. L’Angola usciva da 30 anni di conflitti, secondari a questioni politiche e tribali complesse.

L’ospedale in cui ho lavorato era situato nella zona in cui era stata confinata “la tribù degli “sconfitti”, isolata senza risorse sanitarie e trattata in modo molto ineguale sotto il profilo della giustizia e dell’istruzione.

Lavoravamo in un prefabbricato con i luoghi d’alloggio a qualche metro da questa struttura ospedaliera nella quale eravamo operativi e dalla quale non potevamo spostarci granché per via del territorio minato che ci circondava.

In quella sede mi sono trovata a lavorare come unico medico.
Il personale non era realmente qualificato, ma si basava su esperienza acquisita negli anni.

Il tasso di mortalità era estremamente elevato come anche quello di natalità.
Ciò che mi sono portata a casa è la consapevolezza della fortuna che abbiamo vivendo in questa realtà sociale, economica e politica.

Grazie all’esperienza in Angola, considerando che ero l’unico medico, ho avuto modo di riconoscerne l’indispensabilità del ruolo del medico in tale situazione, allo stesso modo ho colto l’opportunità di osservare ed arricchirmi dall’esperienza dei collaboratori locali (seppur non formati in termini accademici) per quanto concerne malattie molto diffuse nel paese, quali la malaria od altre patologie tropicali.

Una seconda esperienza l’ho svolta, a Bo, in Sierra Leone nel 2006 ed è durata circa 6 mesi.

Il contesto in cui ho lavorato era differente del precedente, in quanto non ero l’unico medico (eravamo in 4) c’era un ospedale civile-governativo e personale locale maggiormente qualificato. All’interno della sede ospedaliera era presente un centro nutrizionale ed una terapia semi-intensiva (in realtà vi era sono l’ossigeno e non molto di più).
Nonostante i fattori descritti, il tasso di mortalità era comunque molto elevato a causa probabilmente della malnutrizione e del basso tasso vaccinale.

Nel 2007 ho compiuto un’ulteriore esperienza in Afghanistan con Emergency che è durata solo 2 mesi in quanto interrotta per via della situazione di insicurezza conseguente al coinvolgimento di Emergency nel rilascio del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo rapito dai talebani.

Un’ultimissima breve, sempre in Sierra Leone, questa volta a Freetown con Emergency.

Annamaria Dapò in medici senza frontiere

Grazie per la Sua condivisione tanto approfondita. Ora addentriamoci in tematiche comuni tra pediatri e podologi: le capita di far cambiare le calzature acquistate dai genitori per i propri figli? Quali abitudini le capita di correggere maggiormente a proposito?

Fortunatamente mi capita sempre meno di correggere le calzature acquistate per i bambini.

Premettendo che restano fondamentali ben 2 caratteristiche principali per le scarpe che si utilizzano al “primo cammino”; quest’ultime sono: un avvolgimento non rigido ma imbottito attorno alla caviglia, con funzione di controllo durante il ciclo del passo; come ulteriore caratteristica vi deve essere una flessibilità della suola in avampiede che deve favorire una corretta flessione plantare.

Ahimè, raramente mi capita di correggere scarpe con suole estremamente rigide acquistate in negozi di moda che in realtà non dovrebbero vendere calzature per bambini.

Ho notato che la persistenza di valgismo delle ginocchia e di piede piatto sia incrementato nei bambini, spesso correlato al sovrappeso e/o obesità.

Quando riscontro una caduta della volta plantare nei bambini oltre i 6 anni, consiglio di evitare la scarpa tipo “tavola da surf” ma optare verso calzature con un piccolo accompagnamento della volta presente nella suola interna.

Ora le pongo una domanda e le chiedo di essere il più sincera possibile: Lei ha mai consigliato un podologo per un’analisi biomeccanica del passo ed il relativo confezionamento di un plantare su misura?

Tutte le volte che prescrivo un plantare, mando un paziente nelle orto-tecniche che prevedano la presenza di un podologo, accertandomi che l’ortesi su misura venga eseguita secondo i modelli gold-standard.

Ho un po’ di esperienza riguardo all’approccio muscolo-scheletrico in quanto prima di fare pediatria, ho frequentato un centro di fisioterapia pediatrica presso cui ho svolto la tesi di laurea; pertanto consiglio ai genitori di eseguire un controllo annuale riguardo alla conformazione muscolo scheletrica per prevenire ed intervenire tempestivamente.

Ad ogni modo non insisto su approcci terapeutici se non è presente una sintomatologia algica.

Il rischio di lussazione o sublussazione dell’anca che si può verificare con una presentazione podalica, implicherebbe delle alterazioni morfostrutturali durante l’infanzia?

Qui in Ticino viene eseguita sempre entro le 6 – 8 settimane di vita un’ecografia dell’anca di controllo.

In altri cantoni viene invece svolta solo quando si individuano dei fattori di rischio, quali per l’appunto: presentazione podalica al parto, familiarità e altre anomalie dell’apparato muscolo scheletrico.

Dunque qui in Ticino interveniamo in maniera preventiva sull’eventuale problema di displasia dell’anca (già la presentazione podalica è un fattore di rischio, il parto podalico comporta altri rischi quali paralisi cerebrali infantili e paralisi del plesso brachiale).

Eccoci giunti all’ultima domanda: solitamente che approccio utilizza per bimbi al di sotto dei 10 anni, quando manifestano una verruca plantare?

Solitamente se si tratta di una verruca piccola e mi confronto con un genitore propenso alla naturopatia/omeopatia, utilizzo la THUJA OCCIDENTALIS orale e locale; la tintura madre applicata sulla verruca.

Diversamente, oltre alla Thuja consiglio l’applicazione del Verrumal (acido salicilico).

Se trattata adeguatamente, è molto raro si debba procedere con il liquido di azoto o altro.

Problema al piede del bambino ma non sai a chi rivolgerti?
Consulta subito la dottoressa Annamaria Dapò?

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